TOUR SICILIA





Sicilia La Sicilia con il suo territorio unico, il cui paesaggio si sviluppa in una continua alternanza tra colline e pianure, ha sempre saputo accogliere grandi civiltà che ancora oggi regalano ai turisti forti emozioni e il fascino della scoperta di resti Fenici, Greci, Arabi, Normanni e di tutte quelle civiltà che avevano trovato nell’ “Isola del Sole” un paradiso. Scoprire Palermo significa andare alla scoperta delle incredibili meraviglie storiche e artistiche della città tra cui spiccano la Cattedrale di Palermo, la chiesa di San Giovanni degli Eremiti e il Palazzo dei Normanni, il Palazzo Reale di Palermo, con la magnifica Cappella Palatina. Cefalù l'antica Kephaloìdion possiede una Cattedrale che domina l'intera cittadina, dal notevole interesse archeologico e monumentale, e da non perdere sono anche la Rocca con il tempio di Diana, l'Osterio Magno, il Museo Mandralisca e il lavatoio medievale. A pochi passi da Cefalù tanti paesini interni sulle Madonie rappresentano anch'essi una parte del territorio siciliano da non perdere assolutamente: il territorio delle Madonie è un insieme eterogeneo di ambienti, un alternarsi di profonde vallate, corsi d'acqua, montagne che si affacciano sul mare, un territorio incontaminato ricco di boschi di faggio, querce, castagni, uliveti secolari, frassini. In un contesto collinare di suggestiva tranquillità, nel cuore dei Monti Iblei a confine con la provincia di Ragusa, a pochi chilometri dalle più belle e rinomate città d’arte e di interesse storico-architettonico della Sicilia orientale, numerose sono le escursioni che regaleranno piacevoli momenti di relax. Pensando al territorio siciliano, immediatamente vengono in mente le sette isole Eolie, tra cui Lipari dove la presenza di un incantevole mare e delle suggestive spiagge offrono un panorama di eccezionale fascino, che spazia dall'infinita distesa di mare, alle scogliere scoscese che si gettano nel suggestivo blu intenso e offrono una veduta spettacolare. Da sempre in Sicilia vengono organizzati servizi di escursioni e trekking sull’Etna, prevalentemente sui versanti sud e nord del vulcano, che dal punto di vista culturale, storico ed ambientale ha pochi rivali in Italia. Il territorio siciliano, regala itinerari di particolare attenzione posti agli aspetti naturalistici di numerosi percorsi, segnalando la presenza di Parchi e Riserve naturali. Altrettanta attenzione viene data ai Castelli presenti lungo le coste siciliane, e nell’entroterra, come il Castello di Aidone ad Enna e il Castello di Convicino a Barrafranca.


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CATTEDRALE DI PALERMO

Cattedrale di Palermo

La Cattedrale di Palermo fu costruita nel 1184 per volontà dell’arcivescovo Gualtiero Offamilio, in onore della Vergine Assunta in cielo. L’intera città, con la sua storia, presenta una molteplicità di forme e tecniche fra cui quella romana, normanna, greca, araba, con l’aggiunta anche del barocco siciliano. Pertanto diversi stili architettonici confluirono tutti nella struttura della cattedrale, con la predominanza, però, dello stile normanno. Per quanto riguarda l’esterno della cattedrale di Palermo, essa è abbellita da quattro torri di tipo normanno. Queste presentano bifore e colonnine, che si innestano lungo i quattro angoli della costruzione. Nella parte a sud la cattedrale è collegata, tramite due arcate ogivali, con il palazzo Arcivescovile: caratteristiche, queste, che rendono la chiesa simile a un castello e simbolo del potere temporale piuttosto che spirituale. Sul lato destro della chiesa, invece, un elegante portico si affaccia su una piazza. E’ accompagnato ai lati da due torrette e impreziosito da tre archi ogivali in stile gotico poggianti su colonnine. Reca nel timpano, oltre a decorazioni con motivi floreali, anche lo stemma aragonese e quello del Senato di Palermo. Per quanto riguarda l’interno, la cattedrale di Palermo presenta una pianta a croce latina. Nella navata di destra, in due cappelle, sono ospitate le tombe dei re e degli imperatori che hanno governato la città. Fra i più importanti, ricordiamo il sarcofago di Federico II e quello di Ruggero II. Il 1635 è l’anno in cui viene completata la costruzione della Cappella di Santa Rosalia, patrona di Palermo. Situata lungo il lato destro della cattedrale, contiene le reliquie e la nuova urna d’argento, progettata nel Seicento da Marino Smeriglio. Le pareti, presentano altorilievi in marmo, in stile neoclassico, di Valerio Villareale, che raffigurano scene di vita della Santa. Nella parte centrale della chiesa, sul pavimento di fronte l’altare maggiore, è stata costruita una Meridiana per opera di Giuseppe Piazzi. Aggiunta durante gli ultimi lavori di restauro, inaugurata agli inizi dell’Ottocento, è realizzata in marmo e presenta delle decorazioni colorate che simboleggiano i segni zodiacali. La meridiana, seguendo i movimenti del sole lungo le varie costellazioni, segna l’ingresso dello stesso nei diversi segni zodiacali. Esiste poi un ambiente in cui sono allestite delle vetrine, al cui interno si trovano antichi oggetti preziosi:è la Stanza del Tesoro della cattedrale. In essa sono conservati oggetti sacri come ostensori e calici, paramenti che risalgono anche al 1500. Custodisce altresì la tiara d’oro appartenuta a Costanza D’Aragona e recuperata dalla sua tomba, grandioso capolavoro di oreficeria medievale. Infine, deve essere ricordato il mosaico del XIII secolo raffigurante la Madonna, i resti della tribuna del Gagini, la statua della Madonna con Bambino di Libera Infermi di Francesco Laurana e la deliziosa fonte battesimale che offre le figure di Adamo ed Eva in dolore.

 

DUOMO DI MONREALE

Duomo di Monreale

Il Duomo di Monreale fu edificato probabilmente fra il 1174 e il 1185, per volere di Guglielmo II e si compone di tre corpi organicamente concepiti: chiesa, convento e palazzo reale. Inoltre Monreale nata ad affermare e riconoscere l'impero di Guglielmo II in vita, veniva edificata in contemporanea ed in aperta competizione con il Duomo di Palermo, simbolo del potere del vescovo della città. Alla realizzazione del complesso architettonico concorsero i migliori artisti ed artigiani dell'epoca. Il Duomo ha prospetto serrato da due poderose torri quadre, è decorato da una serie di archi intrecciati e da tarsie in tufo chiaro e pietra lavica. Le porte in bronzo sono opera dei più importanti artigiani dell'epoca, quella principale del 1186 di Bonanno Pisano rappresenta 42 episodi biblici con iscrizioni in tardo latino ed è esaltata dalla ricca cornice del portale dove si alternano decorazioni plastiche e musive. La porta settentrionale scolpita nel 1179 da Barisano da Trani rappresenta in 28 formelle figure di santi ed evangelisti. La chiesa, il cui interno basilicale a croce latina lunga, è orientata, secondo la tradizione bizantina, ad Oriente. Tutto l'interno della chiesa, al di sopra dello zoccolo marmoreo, è rivestito da mosaici a fondo d'oro. La qualità dei mosaici non è costante, variano per finezza di disegno ed espressività. Il soffitto, a capriate lignee, policromo fu ricostruito nel 1816-37 dopo l'incendio del 1811, su disegno dell'originale. Il pavimento a dischi di porfido e granito con fasce marmoree intrecciate a linee spezzate è in parte originale, in parte del 1559. Altre opere d'arte sono: tre sarcofagi marmorei del 1846, rifatti sugli originali distrutti nell'incendio del 1811, contenenti i resti di Margherita di Navarra e dei figli Ruggero ed Enrico, l'altare di Luigi IX re di Francia, un reliquiario marmoreo gaginesco con rilievi (Pietà, Annunciazione, SS. Pietro e Paolo), l’altare barocco in marmo con decorazione a mischio; l’altare maggiore in porfido, barocco, con ornati in argento e bronzo dorato, eseguito a Roma da L. Valadier nel 1771, l’altare barocco simmetrico a quello della cappella di sinistra; la tomba marmorea di Guglielmo II il Buono rifatta nel 1575, con decorazione a tralci, tomba in porfido di Guglielmo I del XII sec., la Cappella di S. Benedetto (1569), eretta come luogo di sepoltura dei Benedettini, rivestita interamente da tarsie marmoree e rilievi di G. Marino (1728) con sull'altare, "Apoteosi di S. Benedetto" di I. Marabitti (1766); a fianco la Cappella di S. Castrense in sobria architettura, che contiene un ciborio manieristico cinquecentesco e un quadro di P. A. Novelli "S. Castrense" (XVII sec.).

 

ETNA

Etna

Il Parco dell'Etna è una destinazione perfetta per gli amanti della natura in ogni periodo dell'anno e una tappa imperdibile che chi si trova in vacanza in Sicilia non può mancare di visitare. Offre natura e paesaggi irripetibili, ma anche borghi, sentieri, sport ed enogastronomia. L'area del Parco si estende per 580 kmq nella Sicilia orientale, ed è suddiviso in quattro territori: Riserva Integrale (quasi priva dell'intervento umano), Riserva Generale, caratterizzata da piccoli appezzamenti agricoli e antiche case rurali; infine, le due aree di "protezione a sviluppo controllato. Al centro dell’ecosistema c’è il vulcano Etna, uno dei tre vulcani attivi sul territorio nazionale italiano. È considerato uno dei simboli della città di Catania, anche se in realtà è un vero e proprio spauracchio per coloro che abitano nelle sue immediate vicinanze. Sull'Etna si può arrivare tramite trekking ma anche con una navetta e con una funivia. Tra i più famosi punti di interesse del Parco dell'Etna, quelli attorno al vulcano: La Montagnola; i Monti Silvestri; i Crateri Sommitali; la valle del Bove. Itinerari e sentieri tra paesaggi surreali, adatti a vari livelli di difficoltà. Interessanti sono anche le grotte: esistono circa 200 grotte di scorrimento lavico. Bella anche la sede del Parco: il Monastero dei Benedettini di San Nicolò La Rena, attorno al quale si sviluppò Nicolosi.

 

TEATRO GRECO DI TAORMINA

Teatro Greco di Taormina

Il teatro greco di Taormina è la vera perla storica ed architettonica della città. Questo prezioso monumento rappresenta parte del nostro patrimonio artistico-culturale, eredità e prova tangibile delle origini greche di buona parte della nostra cultura, si erge alle spalle di Palazzo Corvaja sul Corso Umberto. Il suo fascino non riguarda soltanto l’eco storica, quanto piuttosto il punto strategico sul quale si erge. Si tratta di un vero e proprio palcoscenico panoramico che offre ai visitatori uno sguardo ampio sull’Etna, sulla piana di Catania e sulla costa ionica fino alle montagne calabresi. Il Teatro greco di Taormina è il monumento storico antico meglio conservato e risulta essere il secondo teatro siciliano per dimensioni dopo quello custodito dalla città di Siracusa. La posizione geografica,il panorama mozzafiato, la natura verdeggiante che lo circonda e il mare dellabaia di Schisò, rendono il Teatro greco di Taormina una terrazza panoramica senza eguali. Sulle origini del Teatro gli storici fanno risalire la sua costruzione intorno al III secolo a. C. E’ possibile, ad oggi, leggere, su alcuni gradini, l’incisione del nome di Filistide,moglie del tiranno di Siracusa che lo fece costruire. Durante l’epoca romana il Teatro fu riedificato, era il II secolo d. C., ad opera di Cesare Augusto Ottaviano. Il Teatro era destinato a rappresentazioni musicali e letterarie destinate all’elite della città. Il Teatro greco di Taormina riproduce l’architettura del più grande teatro Greco¬-Romano, ma con tagli che diversificano entrambe le strutture. L’intero teatro fu costruito con mattoni di argilla e si divide in tre parti principali: scena, orchestra e cavea. Lacavea del Teatro ha un diametro di circa 109 metri ed è divisa in nove settori. Durante l’Ottocento il Teatro subì un’opera di restauro in merito alla disposizione delle colonne sulla scena. li anni cinquanta del Novecento inaugurano il Teatro greco di Taormina come palcoscenico per gli spettatori all’aperto ed è divenuto sede, dal 1983, di Taormina Arte, manifestazione annuale dedicata al cinema, agli spettacoli di prosa, danza e concerti.

 

CATTEDRALE DI NOTO

Cattedrale di Noto

La cattedrale di San Nicolò rappresenta il più importante luogo di culto della città di Noto, dedicata a S. Nicolò di Mira fu chiesa Madre fino al 1844 , per poi diveniresede vescovile dell’omonima diocesi in Sicilia. La costruzione dell’edificio religioso iniziò nel 1693, ma a causa dei vari terremoti che si susseguirono nell’arco dei secoli subì danni e susseguenti rifacimenti. La struttura attuale è in parte frutto degli ultimi lavori, terminati soltanto nel XIX secolo su progetto dell’Architetto Bernardo Labisi. La cattedrale si erge superba alla sommità di un’ampia e monumentale scalinata, sul lato nord di piazza Municipio. La facciata, fiancheggiata da slanciate torri laterali, rappresenta un esempio dell’architettura tardo barocca della Val di Noto, in cui non mancano elementi eclettici ed una marcata ispirazione neoclassicista. L’interno della chiesa, a croce latina e con tre navate, era un tempo abbellito da affreschi dei pittori Bandinelli e Arduino, persi nel crollo del 1996; oggi si presenta con grandiosi e ampi spazi bianchi e con interni semplici e decorazioni barocche. La cattedrale ospita, nella prima cappella in fondo della navata destra, una preziosa arca d’argento cinquecentesca, l’ “Arca Sacra”, lavorata da Claudio Lo Paggio di Lione, contenente le spoglie del Santo Patrono della città e della Diocesi di Noto Corrado Confalonieri. Nella stessa navata possiamo osservare un dipinto con l’“Immacolata con Santi Martiri”,olio su tela del XVIII secolo, ancora decorazioni in stucco e sculture in stucco di Santa Lucia e Sant’Agata, di Assenza del 1924, la Consegna delle chiavi a San Pietro, dipinto olio su tela di Giuseppe Patania del 1827. La cappella in fondo della navata sinistra è dedicata al SS. Sacramento ed è ornata da raffinati stucchi e fregi dorati eseguiti dagli scultori Giuliano da Palazzolo e Senia da Noto. Nell’abside è ospitato un coro ligneo, lo stemma in marmo del vescovo Angelo Calabretta e alle spalle il trittico con tele (metà sec. XIX) raffiguranti S. Nicolò, al centro, poi S. Corrado, a sinistra, e S. Guglielmo, a destra. Nella navata di destra è seppellito Mons. Angelo Calabretta, mentre in quella di sinistra sono sepolti i vescovi Mirone e Vizzini. Tra le opere più recenti, successive al crollo del 1996, è da notare l’affresco del catino absidale raffigurante il Cristo Pantocratore. Il dipinto, opera del marchigiano Bruno d’Arcevia, rappresenta il Cristo al centro trionfante sulla morte, affiancato a destra da San Giovanni Battista e a sinistra dalla Vergine Maria.

 

VILLA ROMANA DI PIAZZA ARMERINA

Villa Romana di Piazza Armerina

Piazza Armerina, splendida città d’arte, incastonata nel centro della Sicilia, vanta una lunga serie di monumenti che raccontano un passato glorioso. Fiore all’occhiello della cittadina è la Villa Romana del Casale, risalente alla fine del IV sec. d.C. e appartenuta a una potente famiglia romana. La splendida villa imperiale nel cuore romano della Sicilia, in provincia di Enna, è una magnifica dimora rurale, il cui fascino è dovuto soprattutto agli incantevoli mosaici, considerati i più belli e meglio conservati nel loro genere. Frutto di un lavoro certosino fatto di immagini nitide ed emozionanti, impreziosiscono in modo significativo i resti della fastosa residenza inserita nel 1997 nella World Heritage List dall'UNESCO. L'antica villa, per la sua bellezza e l'eccezionale ricchezza di elementi architettonici e decorativi, può considerarsi uno degli esempi più significativi di dimora di rappresentanza. Risalente al 320-350 d.C. la villa sarebbe appartenuta ad un esponente dell’aristocrazia senatoria romana, probabilmente un governatore di Roma (Praefectus Urbi); secondo alcuni studiosi fu, invece, costruita e ampliata su diretta committenza di un altissimo funzionario imperiale, identificato in Massimo Erculeo, un teatrarca di Diocleziano. Un'importante campagna di scavo condotta verso la metà del Novecento portò alla luce 3500 metri quadrati di pavimentazione a mosaico figurativo e in stile geometrico, oltre a colonne, statue, capitelli e monete. Lo stile di vita del proprietario della casa viene celebrato da questa serie di mosaici pavimentali e parietali e si manifesta, con ricchezza ed eloquenza, in tutti gli ambienti della casa mostrando evidenti influenze stilistiche dall'arte africana, che hanno indotto a pensare alla presenza di maestranze africane tra i lavoratori. Nei mosaici si distinguono differenti stili e cicli narrativi: uno dedicato alla mitologia e ai poemi omerici, l'altro con riferimenti alla natura e a scene di vita quotidiana dell'aristocrazia romana. Quattro zone distinte sono state individuate tra i resti della villa: l'ingresso monumentale con cortile a ferro di cavallo; il corpo centrale della villa, costruito intorno ad una corte con giardino; una grande sala con tre absidi (trichora), preceduta da un colonnato ovoidale, intorno a cui sorgono diversi vani; il complesso termale. A dicembre 2012 si sono conclusi i lavori di restauro che per diversi anni hanno interessato i mosaici e le pitture parietali. Tanti gli ambienti che oggi sono visitabili: La zona delle terme; la corte porticata d’ingresso e l’arco onorario; il Vestibolo e il porticato del peristilio; gli ambienti di servizio, tra cui la stanza della “Piccola Caccia”, il corridoio della “Grande Caccia” e la stanza delle “Palestrite”; gli appartamenti padronali settentrionali con il mosaico di Ulisse e Polifemo e la stanza con Amore e Psiche e gli appartamenti padronali meridionali con il mosaico che raffigura il Mito di Arione e la stanza di Eros e Pan; il Triclinio e il portico; la Basilica.

 

VALLE DEI TEMPLI

Valle dei Templi

La Valle dei Templi, costruita nel 581 a.C, tra ulivi centenari e mandorli, si trova uno dei maggiori complessi archeologici del Mediterraneo. Il parco, conserva i resti dell’antica città di Akragas e il territorio ad essa circostante, sino al mare. L’unico tempio rimasto intatto è il Tempio della Concordia, che deve la sua denominazione ad un’iscrizione latina con dedica alla Concordia degli Agrigentini, rinvenuta nelle vicinanze, ma che non ha nessuna relazione con esso. Il Tempio di Zeus di Agrigento fu il più grande tempio dorico dell’Occidente e il terzo della Grecità, dopo l’Artemision di Efeso e il Didymeion di Mileto. Secondo le fonti letterarie, la sua edificazione iniziò subito dopo la vittoriosa battaglia sui Cartaginesi ad Himera del 480 a.C, ma non fu mai portata a termine e per la sua costruzione fu impiegata manodopera non qualificata, costituita da migliaia di prigionieri di guerra Cartaginesi. Del tempio, che era stato concepito come un colossale edificio collocato su un imponente basamento rettangolare, restano oggi visibili l’angolo sud-orientale, due tratti settentrionali della pseudo-peristasi, i piloni del pronao, dell’opistodomo e metà del lato nord della cella. Presso il Tempio di Zeus, si trova il Tempio detto dei Dioscuri , di cui è visibile la parziale ricostruzione eseguita dalla Commissione delle antichità della Sicilia nel 1834-1836. Il Tempio di Hera Lacinia è posto nella parte più alta dell’antica città greca. Venne costruito intorno alla metà del V secolo a.C ed è dedicato alla dea Era Lacinia moglie di Zeus. Il più antico dei templi agrigentini è il Tempio di Ercole, risalente probabilmente intorno al VI sec. a.C, di cui parla Cicerone, descrivendolo come molto vicino all’agorà. Ercole era molto venerato dagli akragantini, al punto che essi erano soliti dedicargli anche delle feste, dette “Eraclee”. Il tempio fu distrutto, probabilmente, da un terremoto e nel 1832 venne ordinato lo sgombero degli avanzi. La Tomba di Terone, visibile anche dalla strada di Caltagirone, è un monumento che, seppur erroneamente creduto il sepolcro del tiranno, risale in realtà all’epoca della dominazione romana, eretto in onore dei soldati caduti durante la seconda guerra punica. Poco oltre la tomba di Terone, sulla strada per Caltanissetta, ci sono i resti del Tempio di Asclepio, dio della medicina, figlio di Apollo. Si trattava di un edificio molto modesto, in cui accorrevano malati e infermi per ricevere cure e consigli. Il tempio Custodiva una splendida statua di Apollo, capolavoro di Mirone, che l’aveva firmata a lettere d’argento su una coscia. L’opera fece parte del bottino dei cartaginesi, ma Scipione la riportò dall’Africa, restituendola agli akragantini. Fu rubata successivamente da Verre che, per questo e per altri furti, si meritò l’appellativo di “ladro pubblico”. In lontananza, ultimo sulla linea immaginaria che collega tutti i templi della valle, si intravede il Tempio di Efesto, di cui rimangono pochi resti. La leggenda racconta che il dio del fuoco avesse un’officina sotto l’Etna dove fabbricava, aiutato dai ciclopi, i fulmini di Zeus.

 

PARCO ARCHEOLOGICO DI SELINUNTE

Parco Archeologico di Selinunte

Il parco archeologico di Selinunte è oggi considerato il più ampio ed imponente d’Europa: si estende per 1740 km quadrati e comprende numerosi templi, santuari e altari. Le sculture trovate negli scavi di Selinunte si trovano soprattutto nel Museo Nazionale Archeologico di Palermo. Fa eccezione l’opera più famosa, l’Efebo di Selinunte, che è oggi esposto al Museo Comunale di Castelvetrano. I resti di Selinunte sono divisibili in quattro aree principali: L’Acropoli a Sud è la parte più ricca e più bella di tutto il parco archeologico. E’ circondata da mura possenti e, sul versante sud, finisce a strapiombo sul mare. Possedeva un ottimo apparato difensivo e un avanzato impianto urbanistico. Sull’acropoli si trovano ben 5 degli 8 templi che fanno parte del parco. Tra questi c’è anche il tempio dedicato ad Apollo. Riccamente decorato, era tra il più antico e più grande di tutto il parco. La Collina di Manuzza a Nord è questa la zona fertile e accogliente che i primi coloni scelsero per insediarsi. Qui si sviluppò l’abitato vero e proprio. Nel IV secolo però, quando ormai il periodo d’oro di Selinunte si era concluso, gli abitanti si trasferirono sull’acropoli. Il Santuario della dea Malophoros a ovest è dedicato alla dea Malophoros. Fu in uso per un periodo molto lungo: dal VII secolo fino all’ultimo periodo di vita delle città, durante il quale venne consacrato alle divinità puniche.

 

RISERVA DELLO ZINGARO

Riserva dello Zingaro

Tra Castellammare del Golfo e Trapani si nasconde uno degli angoli più magici della Sicilia. Sentieri angusti e antichi ci guidano all’interno di un oasi da sogno immersa nel tipico ambiente mediterraneo, tra alberi e arbusti sempreverdi che si inerpicano su un suolo roccioso. L’unica cosa possibile di fronte allo splendido paesaggio dello Zingaro è stupirsi ad ogni passo per gli scorci mozzafiato. Muraglioni di roccia calcarea si innalzano al di sopra di una ricca e florida vegetazione, finendo poi per gettarsi a capofitto in un mare cristallino. Forse anch’essi intimamente incantati dalla bellezza di quelle acque che sfumano dall’azzurro chiarissimo al blu profondo e al verde. Un mare di cui anche l’occhio nudo scorge i fondali senza difficoltà, un mare che accarezza dolcemente le spiagge bianche delle piccole calette, un mare che si insinua tra le grotte sommerse per nascondere e svelare la vita dei pesci e delle piante che lo animano. La rigogliosa vegetazione della riserva è diventata il prediletto rifugio di uccelli e mammiferi di molte specie, alcune anche rare. E le piccole insenature sparse su tutta la costa sono meta di pellegrinaggio estivo per tutti coloro che vogliono ritemprare corpo e mente in questo piccolo paradiso incontaminato e gelosamente protetto. Una terra che da millenni è li, difesa e tormentata dalle rocce aspre e irte, colorata dal verde della caratteristica flora del luogo e dall’azzurro intenso delle acque, amata da uomini e animali. Per tanto tempo pastori e agricoltori l’hanno lavorata, l’hanno sfruttata ma mai distrutta. E questo ha fatto si che i suoi 1600 ettari di area protetta e i 7 km di costa siano ancora oggi un vero e proprio paradiso naturale. La riserva dello Zingaro è perfettamente fruibile da tutti, tre sono i percorsi classici: il primo corre lungo la costa da un limite all'altro della riserva, è il più frequentato e anche il meno impegnativo, il secondo, un po’ più faticoso, procede a zig zag sul territorio, incrociando la costa e le vette, mentre il terzo è riservato ai più sportivi, e praticamente attraversa tutto lo Zingaro dall'alto al basso. Lungo i sentieri ci si può riposare o addirittura pernottare in vecchie case coloniche restaurate, unico imperativo categorico è: non sporcare, non inquinare, rispettare mare e terra e cielo. La riserva interessa solo il territorio dello Zingaro, mentre per quanto riguarda il mare l'unico divieto è quello di avvicinarsi col motore della barca acceso al di qua dei 300 metri dalla costa.


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