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NAPOLI




Città di Napoli Napoli, dominata dal Vesuvio e affacciata su uno splendido golfo, la cui bellezza è stata fonte di ispirazione per molti artisti è un luogo di magia, dove colori, sapori, profumi, cultura e storia si mescolano tra loro in un incantevole cocktail di conoscenza, allegria e divertimento. Il fascino dei paesaggi, le incantevoli isole sparse come perle nelle acque azzurre del Mediterraneo, la vivacità di un popolo estremamente cordiale, spalancano le porte sulla gioia di vivere che trasuda da ogni zolla di questa terra, le cui famose canzoni e le gustose specialità gastronomiche non tramontano mai. Una molteplicità di luoghi capaci di entusiasmare ogni tipo di turista: dal cultore dell’arte e della storia all’amante della natura e del mare, dal buongustaio appassionato di enogastronomia al nostalgico di antiche tradizioni. Due punte di diamante delimitano il golfo: l’incantevole penisola sorrentina a Sud e la suggestiva area vulcanica dei Campi Flegrei a Nord. Nel cuore dell’arco, Napoli con l’imponente Vesuvio alle spalle. Di grande interesse storico i siti archeologici di Pompei e Ercolano, famosi nel mondo per la straordinarietà dei reperti. Ma tutto il Napoletano è cosparso di testimonianze di epoche passate, soprattutto quelle legate alla presenza degli imperatori romani, che per primi compresero il fascino di questi luoghi. E che dire del capolavoro naturale formatosi nel corso dei millenni per opera delle eruzioni vulcaniche e dei depositi lavici che hanno disegnato un paesaggio dalle linee uniche? Quando lo sguardo si posa su di esso, si comprende la forza e la grandezza della natura, di fronte alla quale l’uomo può ben poco. A completare l’opera, il mare, talmente azzurro da confondersi con il cielo, interrotto solo da tre splendide isole - Capri, Ischia e Procida - ognuna con una propria identità storica e turistica, e da isolotti minori. Una vacanza dai mille volti, questo offre la provincia di Napoli, ed è un’offerta assolutamente da non perdere.


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MASCHIO ANGIOINO

Maschio Angioino

Castel Nuovo, popolarmente indicato come Maschio Angioino, rappresenta oggi uno dei simboli riconosciuti di Napoli nel mondo, visto che gran parte della storia partenopea si intreccia con le vicende della fortezza. Sorge nel mezzo dell’ampia Piazza Municipio, al lato dei giardini del Palazzo Reale, e a pochi passi dal porto di Napoli, sul quale si erge con la sua mole imponente. Questa posizione strategica fu scelta dal sovrano Carlo I d'Angiò, che -occupata la città nel 1266- volle una residenza alternativa al preesistente Castel Capuano, e fece erigere una reggia fortificata in prossimità del mare. Il castello originario fu costruito tra il 1279 e il 1282, su progetto affidato dal sovrano angioino ad architetti francesi: in stile gotico, aveva pianta quadrilatera irregolare, quattro possenti torri di difesa, mura merlate e un fossato di protezione. I successori di Carlo promossero interventi di ampliamento e abbellimento, cui contribuirono artisti del calibro di Giotto e dei suoi allievi, autori degli affreschi -in gran parte andati distrutti- della Cappella Palatina. Proprio la Cappella Palatina, dedicata a Santa Barbara, è uno dei pochi ambienti che ha conservato l'aspetto originario. Al di là del fossato e dell'arco, si accede all'ampio cortile interno, sul quale si aprono diversi portali, di servizio alle varie ali e torri della fortezza. Sul lato opposto a quello d'ingresso, una lunga scalinata in piperno conduce agli appartamenti e alla monumentale Sala dei Baroni, miracolo di statica, dalla bellissima volta a crociera con costoloni che si congiungono nel centro, ad un'altezza di oltre 30 metri. La sala -che prende il nome da un episodio del 1486, quando Ferrante d'Aragona vi riunì tutti i baroni del regno per arrestarli in massa- ospita oggi le sedute del Consiglio Comunale. l castello, oltre ad ospitare il Consiglio Comunale, è sede della Società Napoletana di Storia Patria e del Museo Civico. Quest'ultimo, che si sviluppa su due piani, ospita opere d'arte (principalmente dipinti, sculture e arredi liturgici) pervenute al Comune di Napoli nel corso degli ultimi secoli. Recentissime indagini archeologiche negli ambienti del pianterreno hanno riportato alla luce precedenti stratificazioni, delle epoche romana e angioina, osservabili nelle sale attigue alla Cappella Palatina.

 

CASTEL DELL’OVO

Castel dell’Ovo

Sull’isolotto di Megaride (primo insediamento di Napoli) troviamo il più antico castello di Napoli Castel dell’Ovo, una cittadella fortificata costruita sulla villa di Lucullo (patrizio romanano del Imo secolo a.C), poi ampliata dai Normanni e dagli Angioini. Il Castel dell’Ovo sorge imponente sull’antico Isolotto di Megaride al quale si accede attraverso un breve ponte che lo collega alla bella passeggiata a mare di Napoli, via Partenope, dal nome della leggendaria sirena simbolo di Napoli! Su questa piccola isola sbarcarono gli abitanti di Cuma, verso la metà del VII secolo a.C. e poi di fronte, sul Monte Echia, fondarono il primo nucleo abitato di Partenope. Una bizzarra leggenda farebbe risalire il suo nome all’uovo che Virgilio avrebbe nascosto all’interno di una gabbia nei sotterranei del castello. Il luogo ove era conservato l’uovo, fu chiuso da pesanti serrature e tenuto segreto poichè da “quell’ovo pendevano tutti li facti e la fortuna dil Castel Marino”. Da quel momento il destino del Castello, unitamente a quello dell’intera città di Napoli, è stato legato a quello dell’uovo. L’uovo, comunque non è mai stato trovato. Con le sue torri e torrette, con l’arcone che unisce le due parti dell’isolotto di Megaride e le mille finestre che occhieggiano dalle sue pareti, Castel dell’Ovo sembra davvero una cittadella fatata. La posizione del Castel dell’Ovo, un tempo importante per motivi militari, è oggi importante per ben altre ragioni: il turista in visita potrà ammirare il paesaggio circostante e l’intero Golfo salendo sul punto più alto del castello, la Terrazza dei cannoni, dal quale potrà ammirare l’intero Golfo di Napoli godendo di scorci davvero molto suggestivi. Non dimenticate di guardare l’orientamento delle punte dei suoi cannoni: puntano sulla città. Elemento quest’ultimo fondamentale, se si vuole capire il carattere non proprio pacifico del popolo partenopeo, che qualche volta è stato tenuto buono dai regnanti solo, come si suol dire, “sotto le cannonate”.Oggi il Castello è adibito a convegni e cerimonie d’alto livello. La passeggiata all’interno é molto suggestiva, con scorci panoramici sul lungomare inquadrati da elementi architettonici molto interessanti. Possono essere visitate le due torri, denominate Normandia e Maestra, i resti della Chiesa di San Salvatore, una sala gotica coperta a volte, il cosiddetto carcere della regina Giovanna ed il grande terrazzo panoramico con i cannoni spagnoli rivolti verso la città. Cannoni che furono usati per sparare sulla folla durante la rivolta di Masaniello.

 

DUOMO

Duomo

L'edificazione della Cattedrale fu voluta da Carlo d'Angiò nel 1294, nel luogo dove sorgevano due antiche basiliche: Santa Restituta e la Stefania. Per lasciar posto alla nuova costruzione, quest'ultima fu completamente demolita, mentre la basilica di Santa Restituta fu ridotta al ruolo di cappella laterale. Il Duomo -in stile gotico- ha un impianto a croce latina, a tre navate divise da pilastri su cui poggiano archi ogivali. Al termine della navata maggiore, lunga circa cento metri, si trova l'ampia abside a pianta poligonale. Il soffitto della navata principale è a cassettoni, in legno intagliato e dorato, mentre le navate laterali hanno volta a crociera, con decorazioni barocche. Le decorazioni a stucchi che decorano tutta la chiesa sono della fine del Seicento. La storia della facciata è quanto mai intricata: quella angioina fu distrutta, insieme al campanile, dal terremoto del 1349; del rifacimento quattrocentesco rimane oggi solo il portale maggiore, opera di Antonio Baboccio da Piperno; A fine '700 si mise in opera infatti un ulteriore rifacimento, su progetto dell'architetto romano Antonio Senese, mentre è alla fine dell' '800 che si deve il disegno della facciata attuale, commissionata dal cardinale Sforza ad Enrico Alvino, e inaugurata solo nel 1905. Le navate laterali, con le loro cappelle e nicchie, testimoniano i vari passaggi nell'arte e nell'architettura napoletana nel corso dei secoli. Tra le tante cappelle, due si distinguono sopra le altre per dimensione e rilevanza artistica. La già citata Santa Restituta riveste un particolare interesse storico, quale esempio di architettura paleocristiana inglobata nell'attuale Cattedrale: l'antica basilica voluta dall'imperatore Costantino -rimaneggiata con stucchi e affreschi nel Seicento a seguito di un terremoto- si presenta con tre navate divise da colonne, ed ospita oggi opere di Luca Giordano e sculture trecentesche. A destra dell'abside c'è l'accesso al Battistero di San Giovanni in Fonte, considerato il più antico d'occidente. Risale invece alla prima metà del XVII secolo una delle principali testimonianze storico-artistiche del Duomo: la Cappella del Tesoro di San Gennaro, realizzata come ex voto con l'impegno di tutto il popolo napoletano, e con il contributo di artisti tra i più importanti della scuola barocca. E' in questa cappella che tutti gli anni, nel primo sabato di maggio, si attende con ansia il miracolo della liquefazione del sangue del santo.Il cancello e il pavimento disegnati dal Fanzago, i marmi pregiati, le sculture di scuola berniniana, gli argenti lavorati, l'altare del Solimena, i numerosi affreschi e pitture e le nicchie che custodiscono il busto d'argento e le ampolle col sangue di San Gennaro rendono la cappella una vero e proprio gioiello artistico, un concentrato di capolavori dall'inestimabile valore. All'esterno del Duomo, è visitabile il Museo del Tesoro di San Gennaro, che ospita numerosissime opere d'arte, gioielli, argenti donati nel corso dei secoli in segno di devozione al santo patrono. lavori per la realizzazione -al disotto del presbiterio- di una cripta dove custodire le reliquie di San Gennaro (fino ad allora ospitate nell'abbazia di Montevergine) furono avviati a fine Quattrocento su richiesta del cardinale Oliviero Carafa, arcivescovo di Napoli, e furono completati nel 1506. La cappella, detta anche Succorpo, è divisa in tre navate, è interamente rivestita di marmi scolpiti, ed è decorata con pavimenti policromi, altorilievi, sculture e oggetti sacri, tra cui proprio il vaso contenente le ossa del Santo.

 

REGGIA DI CAPODIMONTE

Reggia di Capodimonte

La sua costruzione si deve a Carlo III di Borbone che, negli anni Trenta del 1700 decise di avviarne il progetto. Per prima cosa, l’architetto militare Antonio Medrano venne incaricato di comprare tutti i terreni e le proprietà necessarie nella zona scelta dal re. In seguito, nel 1738, cominciarono i lavori veri e propri che seguivano il progetto presentato dallo stesso Medrano in collaborazione, poi interrotta, con Antonio Canevari. A causa delle poche risorse economiche a disposizione, i lavori durano molti anni e, nel 1743, si registrò anche l’intervento di Ferdinando Sanfelice che realizzò l’edificio che avrebbe ospitato la fabbrica di porcellane e la chiesa dedicata a San Gennaro. Prima di Tornare in Spagna nel 1759, re Carlo portò la sua collezione d’arte nella parte completa dell’edificio e lasciò il trono al figlio Ferdinando IV. Purtroppo, sotto il suo regno, tutte le costruzioni vennero bloccate e la reggia fu trasformata nella sua dimora, con il conseguente trasferimento delle opere d’arte nel Palazzo degli Studi. Nel 1799, a causa della rivoluzione giacobina, Ferdinando fu costretto a fuggire in Sicilia e vi portò anche parte della collezione senza che queste fecero più ritorno. La stessa situazione si verificò cinque anni più tardi quando, con la venuta dei francesi, il re scappò di nuovo. Così, durante il periodo di dominazione francese, Giuseppe Bonaparte decise di abitare nella reggia e, nel 1809, fece anche costruire la strada che portava da Capodimonte al Museo. I lavori di costruzione ripresero solo nel 1817, quando i Borbone tornarono a Napoli. Nell’occasione si affido anche a Domenico Venuto l’allestimento delle collezioni d’arte, tra cui quella in Palazzo Cellamare, trasformando l’edificio in Museo Borbonico. Nel 1833, con Ferdinando II, si cominciò la costruzione dell’ultima parte dell’edificio e vennero attuati una serie di interventi di abbellimento, progettati da Tommaso Giordano per la parte architettonica e da Salvatore Giusti e Giuseppe Mazzocchi per quella decorativa. Venne realizzato un scalone a doppio rampante che aveva accesso da una triplice arcata, ripetuta anche al piano superiore, nella quale si aprivano quattro nicchie con statue; inoltre, le pareti vennero decorate con putti, stemmi e medaglioni in stucco. Con l’unità d’Italia, la proprietà della Reggia passò ai Savoia che, pur continuando ad utilizzarla come residenza, cominciarono a sistemare numerose collezioni e opere d’arte all’interno dei numerosi saloni dell’edificio, soprattutto grazie all’impegno di Domenico Morelli, Federico Maldarelli e Tommaso De Vivo, che si era preoccupato di raccogliere i dipinti di pittori napoletani, acquistati dalla famiglia reale durante le mostre organizzate dall’Accademia delle Belle Arti. Nel 1920 la proprietà del palazzo passo allo Stato, ma i Savoia continuarono ad abitarla fino al 1948 quando, terminata la guerra, si decise di destinare l’edificio a Museo. Così, terminati alcuni lavori di restauro eseguiti dall’architetto Ezio De Felice, l’inaugurazione ufficiale si tenne nel 1957.

 

VESUVIO

Vesuvio

Il Vesuvio è uno dei tre vulcani attivi sul territorio nazionale italiano. È considerato uno dei simboli della città di Napoli, anche se in realtà è un vero e proprio spauracchio per coloro che abitano nelle sue immediate vicinanze: la sua presunta prima eruzione, avvenuta nel lontanissimo 79 d. C., distrusse Pompei, Ercolano e le antiche città di Stabiae ed Oplontis. Ad oggi, dunque, è considerato uno dei vulcani più pericolosi d'Europa a causa delle sue eruzioni di natura esplosiva. Nonostante tutto, però, è la meta preferita di tantissimi visitatori provenienti da tutto il mondo. Il cratere del Vesuvio di oggi ha un diametro che misura circa 700 metri, una circonferenza di circa 12 chilometri e una profondità 200 metri. In realtà, si tratta di un formazione che comprende due vulcani: il Monte Somma (dormiente) e il Vesuvio (Gran Cono). Dal 1995, il Vesuvio è un parco nazionale e si può percorrere a piedi fino alla sua vetta. Il percorso più noto e turistico da eseguire sul Vesuvio è quello del Gran Cono, che conduce attraverso un ripido sentiero fino alla bocca del cratere. La strada asfaltata porta a circa 200 metri dalla cima; da quel punto in poi, percorrendo una passerella a spirale attorno alla montagna si potrà arrivare al cratere e godere il panorama su Napoli.

 

CAPRI

Capri

La splendida Isola di Capri sorge nel Mar Tirreno, davanti alla penisola sorrentina. Divenuta celebre nel 1826 dopo la scoperta della Grotta Azzurra, Capri è un luogo "mitico" che continua a essere meta per viaggiatori, intellettuali e stelle dello spettacolo. Fra i primi a restarne ammaliato, l’imperatore romano Tiberio, che si autoesiliò sull'isola: è sua la magnifica Villa Jovis, conosciuta come “palazzo di Tiberio”, a cui si arriva dopo una passeggiata di 45 minuti dalla chiesetta di San Michele. Alla destra delle rovine, si può ammirare il cosiddetto "Salto di Tiberio": si narra che da questo belvedere l’imperatore facesse precipitare i suoi nemici. Anche l'imperatore Augusto fu un frequentatore dell’isola. Capri era infatti molto amata dai romani, tanto da aver ospitato ben 12 ville imperiali. Negli anni 50' del '900 l'isola divenne il luogo della “dolcevita” estiva ed attirò personaggi del jet set mondiale. Fra tutti, Jacqueline Kennedy che impose il suo stile introducendo la moda di camminare a piedi nudi, nonostante l'isola fosse già famosa nel mondo per i suoi sandali di corda. Ma questa isola fantastica, oltre ad essere stata visitata da personaggi illustri, è famosa soprattutto per le bellezze naturali, la storia millenaria, il clima mite e il paesaggio luminoso. Nel blu cobalto del suo mare, è tutto un susseguirsi di grotte -se ne contano 65 - e di faraglioni. Di questi ultimi, tre sono i più noti: “Stella” (109 metri), “Faraglione di mezzo” (81 metri), “Scopolo” (104 metri). Da non perdere una visita in motoscafo o con piccole imbarcazioni alla Grotta Azzurra - lunga 60 metri per 25 di larghezza - il cui nome deriva dal magnifico colore dei fondali che si riflette in tutta la grotta. Magnifico il panorama sull'ampia insenatura di Marina Grande, il porticciolo dell’isola da dove parte la funicolare che in dodici minuti sale al paese di Capri. Colma di angoli caratteristici: casette di tufo, tetti a terrazza, archi, pergolati, vie tortuose che sbucano sulla piazza Umberto I, la “Piazzetta” - un vero e proprio salotto all'aperto, raccolto attorno ai caffè da cui godere della splendida vista su Marina Grande -, la Chiesa di Santo Stefano (ricostruita nel 1600 mescolando forme barocche a cupole arabeggianti) e Palazzo Cerio - che un tempo fu il castello di Giovanna I d’Angiò, oggi sede del centro dedicato alla storia dell’isola -, ne fanno un luogo indimenticabile. Attraverso una scala si sale alla spianata della cappella di San Maria del soccorso: la vista sui golfi di Napoli e di Salerno è mozzafiato. Il belvedere di Tragara offre una veduta incantevole sui faraglioni e la Marina Piccola. Altrettanto spettacolare è l’Arco Naturale, quanto resta della volta di un’alta cavità a picco sulla costa. Anacapri è il secondo centro dell’isola, immersa tra uliveti e vigne. Da visitare, in piazza San Nicola, la chiesa di San Michele dal bel pavimento maiolicato, e villa San Michele, il cui giardino con pergolato invita a una sosta. Altro luogo da non perdere: Capo Massullo, qui infatti sorge in una spettacolare posizione panoramica la casa color rosso pompeiano dello scrittore Curzio Malaparte, un edificio che rappresenta un capolavoro del razionalismo italiano. Infine chi ama la natura deve salire sul monte Solaro (589 metri), in seggiovia o a piedi attraverso una mulattiera: qui è possibile visitare anche i resti del Fortino di Bruto (primi '800).

 

ISCHIA

Ischia

Ischia, conosciuta come l’isola del dio Sole, è di origine vulcanica. Con piccoli paesini incastonati nella costa e caratterizzata da un clima mediterraneo, già da marzo è avvolta da un trionfo di colori e dai profumi degli aromi selvatici che annunciano l’inizio della bella stagione. Tante le attività da fare in questa splendida isola, dal trekking alle passeggiate in bicicletta per gli amanti dello sport e della natura, dalle cure termali alle visite delle tante attrazioni come la suggestiva penisola di Sant’Angelo. Iniziamo con un percorso ad hoc per gli amanti del vino. La viticoltura ad Ischia ha origini millenarie, venne infatti introdotta dagli antichi Eubei. Sulla coppa di Nestore, ritrovata a Monte Vico (Lacco Ameno), è incisa una frase che inneggia al buon vino locale. Per godere di un meraviglioso panorama sul golfo di Napoli, e ammirare i vigneti, ma anche castagneti, felci, eriche e fiori selvatici, si può partire da Buonopane e arrivare a Faiano, attraversando le zone di Candiano, Piano San Paolo, Cannavale, Cirillo. Partendo poi da Faiano, ma stavolta per un’escursione vulcanologica, si possono percorrere le zone di Marecoppo, Monte Trippodi, Buceto, Carusiello, Cretaio, Fondo Ferraro, Casa Arcamone, Bosco dei Conti, da cui, oltre a godere di una vista panoramica su Ischia e sul Castello Aragonese, è possibile ammirare la Sorgente di Buceto, il cratere di Fondo Ferraro e la Lava dell’Arso, che testimonia l’ultima eruzione del 1302 che distrusse la cittadina medioevale della Geronda. La colata lunga 2,7 km nella zona più ampia vicino al mare forma Punta Molina. La superficie irregolare, cosparsa di blocchi di lava e grosse scorie, è ora coperta da una fitta pineta, impiantata per volere di Ferdinando II. Per ammirare invece le innumerevoli baie dell’isola come quelle di San Pancrazio, Maronti e Cava Grado si può andare nelle zone di Testaccio e Monte Cotto, da cui si può anche godere di una splendido panorama sulla fortezza la Guardiola. Infine, a tutti è consigliata la salita sul monte Epomeo, con un’oretta di cammino: partendo dalla zona Fontana giungerete sulla vetta più alta da cui si può avere una vista spettacolare sull’isola ma anche su Capri, sulla Penisola Sorrentina con i Monti Lattari, il Vesuvio, Napoli, i Campi Flegrei con Monte di Procida, e, se si ha fortuna, su Ponza, Ventotene e Gaeta. Se poi si vuole seguire il consiglio di Apuleio, che scriveva “Presto prendete dalla credenza dell’ olio per ungerlo e un panno per strofinarlo e portate il mio ospite alle terme più vicine, perché so che è stanco, dopo un viaggio così lungo e difficile”, allora Ischia è il luogo ideale, considerando le innumerevoli sorgenti, fumarole e fanghi che sono ampiamente sfruttate dai centri termali e wellness per rendere piacevole oltreché salutare la permanenza dei turisti.

 

POMPEI

Pompei

Esiste un solo luogo al mondo dove è possibile rivivere la quotidianità dell'antica Roma: è Pompei, la città sepolta. In questa amena località campana, vicino Napoli, sepolta dall'eruzione del Vesuvio oltre duemila anni fa, il tempo sembra essersi fermato consentendo a ogni visitatore di viaggiare nel passato come in una macchina del tempo. Ed è proprio per questo motivo che ha detenuto a lungo il primato di luogo più visitato al mondo. Pompei esprime il fascino dell'antico che racconta il passato ai moderni e in quanto eccezionale testimonianza del passato l'Area archeologica di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata è stata inserita tra i 53 siti italiani tutelati dall'Unesco nella World Heritage List. Di Pompei sono rimasti il foro principale e gli edifici pubblici come il Capitolium (tempio dedicato alla triade divina di Giove, Giunone e Minerva), la Basilica (cioè il tribunale), e i bagni pubblici, compreso il foro triangolare, con due teatri. Il maggiore di questi è di origine greca, rimodellato però secondo il gusto romano. Tra gli altri edifici pubblici degni di nota sono le Terme Stabiane ben conservate. In realtà, Pompei, che era luogo di villeggiatura dei ricchi romani per la salubrità del clima e l'amenità del paesaggio, è famosa per la sua serie di edifici civili, disposti lungo strade ben conservate. La Casa del Chirurgo è uno di questi, ma anche le case del Fauno e dei Casti Amanti sono esempi eccezionali dell'architettura dell'epoca. Tra queste degna di nota è la Villa dei Misteri che prende il nome dalle notevoli pitture murali che raffigurano i riti di iniziazione ("i misteri" appunto), del culto di Dioniso. Una caratteristica peculiare di Pompei è la ricchezza dei graffiti sulle pareti di tutti gli edifici. Al momento dell'eruzione erano imminenti le elezioni e sui muri si trovano scritte e ideogrammi di natura politica e sessuale.

 

ERCOLANO

Ercolano

Di Ercolano, che la leggenda vuole fondata da Ercole, sappiamo di meno a causa della profondità a cui è stata sepolta anche se i suoi edifici sono meglio conservati. I Bagni, il Collegio dei Sacerdoti di Augusto, un teatro, sono quasi intatti. Come pure la Casa del Bicentenario e la Casa dei Cervi, che hanno ampi cortili e una ricca decorazione. Ercolano era una ricca città commerciale e nei suoi magazzini hanno resistito alla distruzione anche gli orci e le giare con cui veninvano trasportate le derrate alimentari. Torre Annunziata (Oplontis). L'area suburbuna di Oplontis, l'attuale Torre Annunziata, subì la stessa sorte di Pompei ed Ercolano a cui era vicina pochi kilometri. Rinomato luogo di villeggiatura con saline e complessi termali, all'area appartengono la cosiddetta Villa di Poppea e quella di Lucio Crasso Terzo. Entrambe città di origine Osca passate sotto il dominio di diversi popoli, in seguito alla guerra sociale Pompei fu elevata al rango di colonia col nome di Cornelia Venera Pompeiana, mentre ad Ercolano fu accordato il rango inferiore di municipium. Nel 62 d.C. Pompei fu semidistrutta da un terremoto e mentre la ricostruzione era in corso, il 24 agosto del 79 d.C., a causa dell'eruzione del Vesuvio, l'area della città e delle ville suburbane fu sepolta sotto uno spesso strato di pietra, cenere e lapilli, al contrario di Ercolano che scomparve sotto il fango vulcanico. Dal momento della scoperta delle due città sepolte, avvenuta nel XVIII secolo, gli studiosi ne hanno scavato importanti testimonianze architettoniche. In tutta l'area, che dal 1997 è considerata Patrimonio dell'Umanità, è possibile ammirare ancora oggi sculture, mosaici e pitture murali di rara bellezza.


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