TOUR CALABRIA





Calabria La Calabria è la punta dello Stivale, l’estremo sud dell’Italia. Lambita dalle splendide acque del mar Ionio e del mar Tirreno è separata dalla Sicilia dallo stretto di Messina. Il clima accogliente, gli splendidi colori del mare, le coste rocciose alternate a litorali sabbiosi, la sua natura selvaggia e misteriosa, i sapori intensi e genuini della cucina locale e le testimonianze delle sue antiche origini rendono la Calabria un posto unico, da ammirare sia d'inverno che d'estate. Ogni desiderio potrà essere esaudito. Chi ama la natura, i suoi profumi, i suoi misteri potrà addentrarsi nell’entroterra calabrese, scoprendo un paesaggio puro e incontaminato, dove immense distese di verde sono interrotte dal blu di laghi e cascate. Chi, invece, vuole abbronzarsi sotto i caldi raggi del sole o immergersi in un mare cristallino, potrà scegliere fra le tante graziose località che costellano le lunghe coste tirreniche e ioniche. Gli amanti dell'arte non vorranno perdere l'occasione di ammirare i famosi “Bronzi di Riace”, esposti nel Museo Nazionale di Reggio Calabria, importante testimonianza della Magna Grecia, periodo che ha segnato profondamente la storia di questa terra. Queste splendide statue, raffiguranti due eroi guerrieri, rappresentano un raro esempio di scultura greca classica. Un‘immersione nella natura selvaggia dell’entroterra calabrese è un’esperienza da non perdere e i parchi della Sila, delle Serre, dell’Aspromonte e del Pollino sono una delle mete naturalistiche più interessanti. Le “fiumare” e le “grandi pietre” dell’Aspromonte, i “patriarchi vegetali” della Sila, la ricchezza faunistica delle Serre sono solo alcune delle meraviglie della natura che questa terra offre.


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CASTELLO ARAGONESE

Castello Aragonese

Il Castello Aragonese di Reggio Calabria, sorge nell'omonima piazza Castello tra la attuale via Aschenez e la via Possidonea.Anche se è universalmente conosciuto come "aragonese", l'origine del Castello di Reggio è in realtà molto più antica, tracce di una fortificazione di questa zona della città infatti risalgono all'epoca romana. Comunque l'esistenza documentata di un vero e proprio castello risale all'anno 536; successivamente nel 1059 passò dai Greci ai Normanni e nel 1266 a Carlo I d'Angiò.Dall'epoca dei Normanni, che vi stabilirono la corte, il castello fu modificato ed ampliato in più riprese e venne restaurato nel 1327, dopo le ripetute guerre tra Angioini ed Aragonesi, quindi fortificato nel 1381 dalla regina Giovanna I.Comunque fu Ferdinando I di Aragona nel 1458 a far eseguire le modifiche più sostanziali, fece costruire le due torri merlate ed il fossato, sotto la direzione dei lavori di Baccio Pontelli (noto architetto e discepolo di Giorgio Martini).Nel 1539 Pietro da Toledo ne fece aumentare la capienza interna in modo da poter rifugiare quasi 1000 persone, permettendo di salvare più volte i reggini dalle invasioni dei Turchi durante le quali il castello fu usato come prigione.Comunque nonostante numerosi interventi, dall'epoca di Ferdinando I di Aragona l'aspetto rimase pressoché inalterato fino al 1869, quando ne venne decisa la riconversione in caserma, che comportò l'abbattimento del rivellino con l'unificazione del piano interno.Con l'unità d'Italia del 1874, scoppiarono diatribe tra chi voleva demolire il castello per fare scomparire l'ultima testimonianza del dominio spagnolo e chi ne voleva impedire la demolizione perché il castello rappresentava un monumento storico di tutte le antiche ed importanti memorie.Più tardi venne danneggiato dal terremoto del 1908, e in parte anche demolito per poter congiungere la via Aschenez con la via Cimino secondo le indicazioni del discutibile piano regolatore, redatto malvolentieri da Pietro De Nava su consiglo dell'amministrazione. Fu però mantenuta la parte più antica e significativa del bastione, quella con le due torri aragonesi.Nel 1986 a causa di inadeguati lavori di restauro crollò un'altra parte del castello.Oggi, grazie a sapienti e moderni lavori di restauro conclusi con successo nel 2000, il castello si presenta in tutta la sua bellezza, ed è sede di periodiche esposizioni e mostre d'arte e di fotografia.

 

CHIESA DI SANTA MARIA DELL’ISOLA

Chiesa di Santa Maria dell’isola

La Chiesa di Santa Maria dell’Isola è il simbolo di Tropea sorge su un bellissimo isolotto che è riconosciuto come simbolo di Tropea, nota località turistica del Tirreno calabrese. Questo edificio il cui aspetto odierno è frutto di una profonda risistemazione attuata dopo il terremoto che devastò la Calabria nel 1905 ha un’origine antica. Fu molto probabilmente eretta tra il VI e il IX secolo e all’inizio della sua storia ospitava una comunità di Monaci Basiliani. Poi, nell’XI secolo, passò alla custodia dei Benedettini, ai quali ancora appartiene, essendo soggetta all’Abbazia di Montecassino. La vicenda di Santa Maria dell’Isola elevata nel 2002 a Santuario diocesano è legata alla memoria di un prodigio avvenuto ai tempi dell’iconoclastia, quando una statua di una Madonna in legno proveniente dall’Oriente (quindi “fuggitiva” dalle distruzioni delle immagini sacre perpetrate nei territori bizantini fra VIII e IX secolo) approdò miracolosamente sulla spiaggia tropeana. Purtroppo, della statua in legno di Maria non è rimasta traccia. Ma il suo Santuario è ancora qui, e guarda lo stesso mare nel quale affonda le sue millenarie radici. I rimaneggiamenti architettonici, già subiti dall'edificio in età umanistica, lasciano comunque intravedere dei caratteri altomedioevali bizantini, che confermerebbero le origini dovute alla piccola comunità monastica basiliana. Questa presenza, associata al rito greco, iniziò lentamente ma inesorabilmente a spegnersi dopo che altri beni locali iniziarono a rientrare sotto la proprietà dei Benedettini Cassinesi. La scalinata di accesso alla chiesa è stata costruita scavando degli scalini nella roccia, e ultimata nell'Ottocento. Prima della e sistemazione attuale, la scalinata, ancora incompleta, era raggiungibile per mezzo di una rampa in coincidenza con l'edicola dedicata al luogo ove fu posta per la prima volta la statua lignea della Madonna. Nei pressi di questa rampa era stata scavata una chiesetta rupestre dedicata a S. Leonardo che, assieme ad altre piccole grotte scavate dai marinai locali, divennero magazzini dove questi custodirono gli attrezzi della pesca. All'interno della chiesa sono state rilevate delle tombe medioevali: una al centro della chiesa attribuita al maestro di Mileto; una di cui ci rimane la pietra tombale, con sopra scolpiti in rilievo una figura di “Ecce Homo” e di due figure femminili e della terza, bizantina ci restano solo frammenti.

 

PARCO DEL POLLINO

Parco del Pollino

Il Parco Nazionale del Pollino si estende al nord della Calabria ed è l’area protetta più grande d’Italia. In esso è inserito il gruppo montuoso del Pollino il più elevato dell’Appennino Meridionale. Il versante lucano del Parco è suddiviso in quattro vallate principali: la Valle del Mercure, la Valle del Frido, la Valle del Sarmento e la Valle del Sinni. Appartengono al territorio calabrese la Valle del Raganello e la Valle del Coscile. Il Parco offre una moltitudine di paesaggi incantevoli, con grandi aree incontaminate e differenti a seconda dell’altitudine.Il Parco è consigliato a chi ama il trekking e l’escursionismo, a chi ama il contatto diretto con la natura più incontaminata e selvaggia, a chi ama l’alpinismo e il rafting, agli amanti del torrentismo più estremo e a tutti coloro che hanno voglia di scoprire un territorio solitario e silenzioso rotto solo dal vento che si infrange tra le foglie degli alberi, o gustare sapori e sensazioni ormai dimenticate.Visitare il Parco Nazionale del Pollino è un’esperienza unica che non dimenticherete.Ritroverete il piacere dell’abbraccio della natura selvaggia ed incontaminata, scoprirete la cultura antica della popolazione locale, gentile e discreta, il gusto dei sapori veri.Sulle cime dei monti volgendo lo sguardo sia ad est l’orizzonte è il mar Jonio,ad ovest il mar Tirreno. Il Parco Nazionale del Pollino è uno scrigno che custodisce dei veri e propri tesori della biodiversità. Sulle vette più alte potrete vedere il sia il Pino Loricato, che cresce solitario sulle pareti più impervie, sia in volo i rarissimi esemplari di aquila reale.Ancora più in alto nelle solitarie vette maestose trovano rifugio, oltre che nei Balcani, magnifici esemplari di Pino Loricato. Albero imponente ed elegante, di straordinaria bellezza, propaggine dell’ultima glaciazione deve il suo nome alla struttura della corteccia che ricorda vagamente le loriche, piastre metalliche delle antiche corazze romane. Dai profili contorti, a causa del peso della neve e dei forti venti a cui è sottoposto, il Pino Loricato simbolo del Parco, può essere considerato per la sua rarità quasi un “monumento”, anche dopo la morte il suo tronco perdendo la corteccia resta lì in piedi per anni a guardia del territorio circostante.Tra tutti questi luoghi nascono sorgenti di acqua limpida e pura che scende a valle a riempire le numerose gole di cui il Parco è ricco quelle del Raganello, del Lao, i fiumi Frido, Peschiera, Argentino solo per citarne alcuni. Durante il loro tragitto verso valle, nel corso dei millenni, hanno colmato grandi pianure trasportando detriti, hanno modellato scolpendo le cime montuose o scavato ampie pianure e spettacolari gole.Le prime testimonianze di frequentazione dell’area del Pollino sono documentate nelle grotte di Latronico che hanno restituito reperti a partire dal Mesolitico fino all’età del Ferro. Altre testimonianze della presenza dell’uomo preistorico sono le eccezionali incisioni graffite sulla roccia nella Grotta del Romito, nei pressi di Papasidero in Calabria, raffiguranti il “BosPrimigenius”.Un’altra peculiarità del territorio e quindi un’altra esperienza per i visitatori è quella dei prodotti tipici del Pollino, resi autentici e genuini dal processo di lavorazione secondo antiche tradizioni, dal peperone di Senise, alla melanzana rossa di Rotonda, dal miele alle marmellate, dai salumi prodotti con carne di primissima scelta ai prodotti lattiero-caseari fatti con latte di pecore e capre allevate allo stato brado che si cibano delle erbe spontanee dei pascoli.

 

CASTELLO DUCALE DI CORIGLIANO CALABRO

Castello Ducale di Corigliano Calabro

ll Castello Ducale di Corigliano, una fortezza risalente all’XI secolo ma che nonostante gli anni viene considerato uno dei castelli più belli e meglio conservati dell’Italia meridionale. Il castello rappresenta sicuramente uno dei monumenti di maggiore interesse che Corigliano Calabro custodisce al suo interno ed è per questo che oggi è un’importante meta turistica. La storia di questo castello ha inizio nel lontano 1073 quando il re normanno Roberto il Guiscardo (Roberto d’Altavilla) decise di avviarne la costruzione. Sul piano terreno sono ubicate le prigioni che venivano utilizzate anche come dispense per la raccolta delle acque pluviali. All’interno di queste camere, rese accessibili al pubblico dopo degli interventi di ristrutturazione, sono poste queste vasche scavate nella pietra. Oltre alle sale con le vasche per la raccolta delle acque, sono presenti delle celle con gli strumenti di tortura, utilizzati sui prigionieri che venivano catturati. proprio qui, nei sotterranei del castello che la struttura architettonica è quella tipica del fortilizio normanno. Secondo alcune dicerie non confermate sembrerebbe che proprio dai sotterranei del castello partissero delle gallerie sotterranee che collegavano il castello con la chiesa di Schiavonea e la masseria di San Mauro; quest’ultima oggi in rovina ma un tempo un’utilissima via di fuga. Procedendo verso il piano ammezzato, superato il ponte levatoio, si apre un cammino verso un corridoio che porta direttamente alla cucina in ghisa in stile ottocento e l’antica statua di Santa Barbara, venerata in tutto il paese. L’antica cucina ottocentesca mostra ai visitatori tutti gli elementi tipici su come venivano conservati e preparati i cibi all’epoca. Dalla cucina, attraversando un piccolo corridoio è possibile raggiungere la Sala dei Trofei di Caccia e la Sala Santa Barbara. Quest’ultima costituiva un magazzino, dove venivano stipate le armi e le munizioni da usare in caso di attacchi al castello. In un secondo momento furono realizzati al suo interno due enormi forni, necessari per scaldare il castello. I due forni erano collegati a un sistema di riscaldamento che procurava aria calda in inverno e fresca in estate in tutte le aree del castello. Salendo verso il primo e secondo piano si raggiunge il piano reale, dove si trova la Sala del Trono. La visita al pubblico è permessa nella Sala da Pranzo, dove potrete notare sulla tavola imbandita, posate e piatti in ceramica dell’epoca, i lampadari in ferro battuto che pendono dal soffitto, opere d’arte che decorano la sala, tra cui segnaliamo 2 tele del seicento “L’arrivo di Erminia fra i pastori” ed “Erminia tra i pastori”. Da notare il caminetto in marmo di Carrara, con i putti, realizzato da Francesco Jerace. Un occhio anche alle statue in legno di San Sebastiano e San Francesco. La finta porta invece era collegata a un montacarichi che dalla cucina ottocentesca serviva per far arrivare il cibo nella sala da pranzo.

 

PARCO ARCHEOLOGICO DI SCOLACIUM

Parco Archeologico di Scolacium

Nel Parco Archeologico di Scolacium sono presenti i resti della imponente Basilica Normanna del XI secolo d.C. consacrata a Santa Maria della Roccella, e di cui oggi si ammirano le mura esterne e le absidi decorate con accorgimenti arabo-bizantini. Proseguendo sulla destra si arriva al museo Antiquarium di Roccelletta, dove è esposto il materiale rinvenuto dai continui scavi del Parco Archeologico. Molto più consistenti invece, sono i resti murari della città di Scolacium, un itinerario con pannelli esplicativi, guida il visitatore alla scoperta della colonia romana. Verso il mare si trova il foro romano, grande area rettangolare pavimentata con mattoni quadrati e circondata da portici. Ai margini della piazza sono già stati scavati un Caesareum, la Curia e un'aula termale. All'interno dell'area forense sono visibili un tempietto, una fontana monumentale e un tribunal. Da questa zona proviene un gran numero di statue e ritratti che coprono un periodo compreso tra il I ed il III secolo d.C. esposti nell'antiquarium. Oltre il foro, appoggiato sulla collina, sorge il Teatro di Scolacium costruito in due fasi edilizie tra il I ed il II secolo d.C. Il teatro, costruito alla maniera greca a ridosso di una collina, aveva una capienza di 3.500 spettatori, ma doveva essere anche un centro di riunioni o comunque un edificio pubblico della Scolacium romana. Gli scavi del Parco Archeologico di Scolacium riportano alla luce ogni giorno nuovi impianti dell'antica colonia romana di Scolacium, mentre restano pochi e forse irrecuperabili i resti dell'antica Skylletion. Sopra la collina, le ricerche preliminari hanno già individuato un anfiteatro del II secolo d.C. tre impianti termali, una necropoli e l'acquedotto, a completamento dell'antica Scolacium.

 

PARCO DELLA SILA

Parco della Sila

Il Parco della Sila che è un patrimonio naturale ricca di diversità dei paesaggi e varietà di specie animali e vegetali. Si tratta del più vecchio parco nazionale della Calabria, tra i primi 5 nati in Italia. Un'area che, pur conservando il suo affascinante aspetto di zona selvaggia e incontaminata, colpisce il visitatore grazie ai tanti caratteristici paesini che ospita, alla squisita accoglienza e all'opportunità di praticare numerosi sport outdoor. Ogni momento dell'anno è giusto per ammirare e godere lo splendido territorio di questa terra dalle mille risorse. Sono da vedere i piccoli centri abitati che costellano la zona: alcuni antichi e legati alle tradizioni del territorio, altri più moderni, dotati di infrastrutture a forte vocazione turistica. Ciò che li accomuna tutti è la bellezza del paesaggio che sembra sospeso tra passato e presente, tradizione e modernità. A cominciare da Acri, anche detta la “Porta della Sila” perché situata ai piedi dell’altopiano, ospita le rovine di un castello feudale, Palazzo Sanseverino-Falcone, Palazzo Julia con la grande biblioteca e Palazzo Spezzano. E ancora, vicino all’antico convento dei Cappuccini, l’ottocentesca e imponente basilica del Beato Angelo d’Acri. C'è poi San Giovanni in Fiore, la cittadina più popolosa della Sila, il cui centro vanta molte chiese, fra cui l'Abbazia Florense e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Troviamo nei dintornit Castelsilano, il cui territorio è ricco di sorgenti naturali, alcune solfuree. Sono presenti inoltre numerose cavità speleologiche, la più importante è la Grotta di Samourì o Grave Grubbo. Da visitare anche l'antico borgo di Acerenthia con i resti medioevali. Le attività principale durante la bella stagione e in autunno sono le escursioni, tra i boschi della Sila, “il polmone verde della Calabria”, perfetti per il trekking anche di più giorni. Durante le escursioni si possono raccogliere funghi (particolarmente pregiati), castagne e frutti di bosco. In molte zone, inoltre, è possibile noleggiare delle biciclette o avventurarsi a cavallo tra i tanti sentieri immersi nella natura. Nelle località di villeggiatura come Villaggio Mancuso, in prossimità dei numerosi specchi e corsi d’acqua, in particolare dei laghi Ampollino, Cecita, Arvo, (ricchissimi soprattutto di trote e carpe), si possono praticare canottaggio e pesca sportiva ma anche affittare canoe, pedalò e piccole imbarcazioni. Da non perdere Terra dalle antiche tradizioni, la Sila ha conservato intatti i sapori di un tempo anche a tavola. Da assaggiare, magari in un rifugio montano, uno dei piatti tipici del posto: la “mpanata”, zuppa fatta con ricotta, siero di latte ancora caldo e pezzi di pane duro. Da non perdere anche i prodotti tipici del Parco come Immancabile una passeggiata tra i boschi ricchi di conifere, simbolo del territorio, la cui specie principale è rappresentata dal pino laricio, presente insieme al faggio e all’abete bianco anche nella splendida Foresta dei giganti. In questo luogo hanno trovato il loro habitat naturale molte specie di animali, come il lupo e il cervo. Da segnalare, agli amanti del birdwatching, la presenza di molti rapaci, fra cui il nibbio reale, il biancone e il gufo reale.

 

CAPO COLONNA

Capo Colonna

Capo Colonna è uno dei luoghi simbolo della grecità d'Occidente; è uno dei siti archeologici più famosi della Calabria, ed anche uno dei santuari più importanti e meglio conosciuti della “Magna Grecia”. Il “Santuario di Hera Lacinia” di Capo Colonna, dipendente dalla città di Crotone antica, fu uno dei santuari più importanti della Magna Grecia dall'età arcaica fino al IV secolo a.C.: il sito del santuario era in una posizione strategica lungo le rotte costiere che univano Taranto allo stretto di Messina, su un promontorio chiamato anticamente Lacinion, che diede anche il nome alla dea venerata, Hera Lacinia. Il nome odierno invece ricorda le rovine del tempio (con l'ultima "colonna" in piedi), mentre il nome precedente, "Capo Nao", deriva del greco e significa appunto tempio. Il complesso era composto da più edifici, dei quali sono oggi visibili alcuni resti: Il tempio vero e proprio, proteso verso il mare, una "Via Sacra", e altri tre edifici appartenenti al complesso del tempio. All’area archeologica è annesso un museo che raccoglie i reperti più recenti trovati a Capo Colonna.L'ingresso del Parco è costituito dal nuovo Museo Archeologico, struttura a tre padiglioni incassati nel terreno per ridurre l'impatto ambientale, che raccoglie i reperti rinvenuti nell'area di scavo antistante.Varcando l'ingresso della Via Sacra, si entra nell'area del santuario di Hera Lacinia, ben protetta dall'ampia cortina muraria rinforzata a nord e a sud da due torri esterne. La zona sacra si articola in due aree orientate ad est, ed attraversate dalla solenne Via Sacra.Di fronte l'ingresso della Via Sacra, sul lato est del promontorio di Capo Colonna è situato il tempio di Hera Lacinia, fiore all'occhiello dell'intero Parco Archeologico. In stile dorico con pianta rettangolare di 6x19 colonne, risale al V secolo a.C. Oggi del maestoso tempio rimane una sola colonna superstite con stilobate, in stile dorico alta 8,5 metri con 20 scanalature piatte, ed il poderoso basamento composto su 10 livelli di blocchi squadrati. Di fianco il tempio sono state individuate le fondamenta di un grosso edificio denominato B con pianta rettangolare di 22x9 metri.Nell'area esterna al santuario, ma sempre all'interno del Parco Archeologico, sono stati scavati diversi ambienti domestici, che fanno pensare agli alloggi dei sacerdoti, un balneum termale di epoca romana, ed una villa romana entrambi del III secolo d.C.I cospicui oggetti rinvenuti durante gli scavi nel Parco Archeologico sono divisi tra i diversi musei della città di Crotone. Gli ultimi rinvenimenti si trovano nel nuovo e adiacente Museo di Capo Colonna, mentre qualcosa di epoca precoloniale viene esposta nell'Antiquarium di Torre Nao, ubicato all'interno del Parco Archeologico. Nel più attrezzato Museo Archeologico Nazionale di Crotone sono sistemati i primi reperti di età arcaica e soprattutto il prezioso Tesoro di Hera.

 

LE CASTELLA DI CAPO RIZZUTO

Le Castella di Capo Rizzuto

Le Castella è una delle più rinomate località balneari della costa ionica calabrese. Il borgo occupa il più meridionale dei tre promontori Iapigi che la storia antica attribuisce alle odierne località di Capo Cimiti, Capo Rizzuto e Punta Le Castella.La località è nota per la suggestiva fortezza aragonese che domina la baia da un isolotto prospiciente la terraferma. Restaurata di recente, la Fortezza Aragonese, è divenuta una delle maggiori attrazioni di tutta la Costa dei Saraceni, nonchè adottata dalla Regione Calabria quale simbolo del turismo calabrese. Di certo l'intera area del Marchesato di Crotone era abitata da popolazioni antiche sin dall'epoca del Ferro. Ma furono comunque i greci a dare impulso ai piccoli centri abitati. In epoca arcaica Le Castella era frequentata dai crotoniati che qui estraevano il tufo dalle cave, e forse edificarono le prime mura di cinta, oggi rinvenute in mare sotto la fortezza aragonese. Lo strano toponimo invece deriverebbe dal termine Castra Hannibalis, cioè i Castelli di Annibale, che pare abbia edificato ben sette fortificazioni a difesa del suo esercito durante la ritirata a Cartagine. Nel corso del tempo 2 dei 3 isolotti che circondavano Le Castella sarebbero finiti in mare, portandosi dietro i Castra Hannibalis. Il borgo venne poi occupato dagli arabi nel IX secolo a.C. e ripreso dagli angioini due secoli dopo, i quali edificarono la prima torre di avvistamento, oggi inglobata dalla fortezza aragonese. La storia di Le Castella è lunga e segue le stesse vicende dei territori circostanti. Per i suoi paesaggi, che destavano ammirazioni tra i viaggiatori antichi, il territorio fu origine di numerose leggende. Si narra che l'isola di Calypso descritta da Omero nella sua Odissea, sarebbe da collocarsi proprio nelle vicinanze dell'attuale borgo. Le Castella fa parte dei mitologici tre promontori Japigi, identificati in Capo Rizzuto, Capo Cimiti e, appunto, Le Castella, così denominati dalla presenza del mitico Japyx, figlio di Dedalo, uno degli artisti più valenti dell'antica Grecia. Infatti, secondo quanto riportano alcune testimonianze letterarie antiche, Japyx o Japige fuggì da Creta seguendo il padre in una spedizione in Sicilia, ma durante il ritorno, una violenta tempesta lo fece naufragare presso le coste dell'odierna Calabria, ed alla località fu dato il nome di Terra Japigia. Le spiagge sono composte di sabbie fini di un singolare colore rosso-arancione, depositate in numerose baie.

 

CATTOLICA DI STILO

Cattolica di Stilo

Alle falde del Monte Consolino si adagia uno spettacolare borgo ricco di storia e cultura, tra i più rappresentativi di tutta Italia: è Stilo, non a caso inserito nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia. E’ più che altro conosciuto per aver dato i natali al filosofo e frate domenicano Tommaso Campanella, ma è una realtà che vale la pena scoprire con l’aggrovigliato dedalo di viuzze che caratterizzano il centro storico, le case attaccate l’una all’altra quasi a sorreggersi tra di loro, i cortili e giardinetti che creano scorci di incantevole poesia. Senza contare i maestosi palazzi nobiliari, le stupende chiese e soprattutto le mura di cinta con le torri e le porte urbiche.Dominato dai ruderi di quello che fu un grande e possente Castello Normanno, il panorama cittadino è arricchito da quello che è un vero gioiello d’arte ed architettura Bizantina, laCattolica, incastonata nella roccia viva in uno dei punti più belli e panoramici del paese da cui si gode un panorama mozzafiato. La Cattolica è un tempietto greco-bizantino la cui costruzione risale al X secolo. Fino alla prima metà del secolo scorso vi veniva celebrata la Festa dell’Assunta ed ora, da qualche tempo, alcuni riti in occasione di particolari ricorrenze, come per la Pasqua ortodossa officiata dai monaci greci. Poggiata alle pendici del Monte Consolino si presenta con una forma più o meno quadrata e le facciate ricoperte da fasce di mattoni di argilla di colore rosso. A sinistra della porta d’ingresso, e proprio alla estremità della parete frontale, si può notare un incavo che probabilmente era una tomba. A sovrastare la Chiesa cinque cupole di forma cilindrica rivestite da mattonelle disposte a rombo e spezzate al centro da mattoni simili, posti a “dente di sega”, che permettono di rompere la freddezza della sottostante massa cubica.Il tetto e le cupole sono ricoperte da tegole di colore giallo rossastro, anche se in origine erano ricoperte da lamine di piombo. In ciascuna delle due cupole anteriori, poste leggermente più in basso rispetto alle posteriori, si aprono due piccole finestre monofore; sulle posteriori se ne apre una sola. La porta d’ingresso è sormontata da una architrave in legno sormontato da un arco a tutto sesto. All’interno, dal pavimento a quadretti di creta rossa, s’innalzano quattro colonne diverse che sorreggono le volte del soffitto; dividono l’interno in nove quadrati uguali, escluso l’incavo delle tre absidi, nella cui centrale si trovava l’altare. Ad arricchire l’interno anche diversi affreschi di eccezionale valore che raffigurano immagini della Madonna, di Cristo, degli Apostoli ed alcuni Santi.


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